Scialfa deve pentirsi...

Nicolò Scialfa
Non so come la pensino i suoi illustri avvocati ma, a mio modesto avviso, Nicolò Scialfa, questo bizzarro professore
di filosofia prestato alla politica, ha un solo modo per uscire con il minimo danno dal ciclone che l'ha travolto: deve pentirsi. Torni davanti al giudice per le indagini preliminari e reciti il: mea culpa, mea maxima culpa. La dottoressa Roberta Bossi non potrà certo dargli l'assoluzione, perché i peccati sono stati commessi e restano. Ma non si sentirà più presa in giro.
Cioè: l'ex capogruppo dell'Italia dei Valori, ora passato a Diritti e Libertà (vigilata?) deve dire: mi sono fatto travolgere da questa politica che giudicavo schifosa, ho fatto quello che facevano gli altri e che gli altri mi dicevano di fare. I soldi che arrivavano senza fatica mi hanno fatto perdere la testa. Chiedo perdono e sono pronto a risarcire.
Scialfa non deve più dire: sono stato un fesso, perché il magistrato non può credere che sia un fesso uno che è arrivato ad essere il preside del liceo D'Oria, il liceo classico dei Vip, il più prestigioso di Genova.
Ogni giorno, poi, spunta una marachella. Ora la Guardia di Finanza ha scoperto che il professore faceva usare la sua Viacard istituzionale alla figlia che lavorava in Transitalia, l'azienda dell'imprenditore Andrea Pesce, allora presidente del Savona Calcio. Poi Transitalia è fallita. La figlia di Scialfa usciva al casello di Bolzaneto, e la Finanza ha appurato che gli importi di questa "truffetta" (chiamiamola così) sono stati "non alti", data la brevità del tragitto. Ma sempre, secondo me, non può considerarsi un'attenuante. Anzi, dal punto di vista morale (la famosa filosofia etica che tanto piace al professore) è un fatto gravissimo. D'accordo che i figli, come insegnano a Napoli, sono "piezze e core", ma un padre deve insegnare alla prole i valori dell'onestà. Che insegnamento può aver ricevuto dal padre la figlia di Scialpa alla quale il padre faceva usare la Viacard che non era sua ma del partito e che doveva essere usata solo per figli istituzionali?
I giornali hanno anche raccontato che poi Scialfa aveva piazzato la figlia nel partito, dal quale era stata inevitabilmente licenziata quando il padre aveva lasciato l'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro per passare, armi e bagagli, con i suoi amici Giovanni Paladini e Marylin Fusco in "Diritti e Libertà".
Come educatore il professor Scialfa non può meritare la sufficienza, nemmeno il 6 politico. E io mi auguro che, finita questa parentesi politica che forse l'ha arricchito ma sicuramente l'ha sputtanato (e mi scuso per il termine, ma non so trovarne un altro che renda l'idea) non torni in cattedra, la scuola italiana non ha bisogno di insegnanti così.
Apprendo che ora il buon Nicolò (forse i genitori l'avevano chiamato così ispirandosi a ... Machiavelli) dovrà accontentarsi di 2000 euro al mese. Ma non si lamenti, visto che lui li prenderà senza far niente, mentre c'è gente che deve sfiancarsi otto ore al giorno in fabbrica per portare a casa 1000-1300 euro al mese.
Eppoi non ha sempre detto che a lui dei soldi non gliene frega niente?
Elio Domeniconi