La filosofia di Scialfa

Nicolò Scialfa
In genere, quando qualcuno finisce in galera, mi dispiace. Penso che le manette, le fotografie segnaletiche,
le impronte digitali e le altre "formalità" segnino una persona per tutta la vita.
Confesso, però, che quando ho saputo che era stato arrestato Nicolò Scialfa, ex vicepresidente della Giunta Burlando, non ho pronunciato la solita frase di rito: poveretto, mi dispiace. Anzi mi è dispiaciuto sapere che era agli arresti domiciliari e non a Marassi, dove l'avrebbe spedito volentieri buona parte dell'opinione pubblica.
Premetto di non aver mai conosciuto questo Scialba, venuto alla ribalta quando ormai mi godevo la pensione. Però mi è capitato di sentirlo parlare e di incrociarlo per la strada: a San Fruttuoso da solo, con moglie e figlia in Corso Italia. Camminando, a petto in fuori, sembrava dicesse al popolo: voi non sapete chi sono io.
Quando parlava in pubblico ricordava che lui non aveva mai badato ai soldi. Avrebbe potuto guadagnare molto di più se avesse continuato a fare il manager. Ma sentiva dentro di sé la vocazione dell'insegnamento. E quanto pagava lo Stato gli bastava. Si accontentava di abitare a San Fruttuoso, non ambiva a trasferirsi nel quartiere residenziale di Albaro. Era felice in cattedra, quando insegnava Hegel, il suo filosofo preferito. E siccome era bravo l'avevano scelto come preside e nel liceo classico più prestigioso di Genova: il D'Oria.
Raccontava di essere entrato in politica per prestare un servizio alla sua città d'adozione (è infatti siciliano), in altre parole, per farci un piacere. Ma non vedeva l'ora di tornare a scuola. Quella politica per lui era solo una parentesi (magari per farsi un'altra pensione). Ci teneva a essere considerato un filosofo, su Facebook firmava aforismi a raffica.
In Consiglio comunale era entrato con Rifondazione Comunista, ma come esponente di Unione di Sinistra. Era poi confluito nell'Italia dei valori e sul suo blog sfoggiava la sua foto con Antonio Di Pietro. Eletto in Regione, nominato capogruppo. Poi assessore allo sport (anche se non poteva sfoggiare il fisico dello sportivo), poi vicepresidente della Giunta quando lo sfortunato Governatore Claudio Burlando aveva invitato l'affascinante Marylin Fusco a dimettersi. In seguito aveva seguito la bella Marylin in "Diritti e libertà".
Tra le sue "spese pazze" del 2010, si leggono cose da far accapponare la pelle: cene a gogò a Nissoria, provincia di Enna, il suo paese d'origine, libri non rinvenuti presso la Regione segno che se li era portati a casa, camicie, cornici dell'Ikea, una penna Roller Cross, casalinghi da Pecchioli, l'intimo da Angelucci, eccetera eccetera. Si è difeso dicendo che tutti facevano così, che tutti facevano così. Ma per i magistrati ce n'era d'avanzo per chiedere la misura cautelare perché, essendo ancora in Regione, avrebbe potuto reiterare in reato.
La figlia aveva lavorato un po' per l'Idv, era stata costretta ad andarsene quando il padre aveva lasciato l'Idv. La saggia moglie, non era contenta che il marito portasse a casa di tutto e di più e gli consegnava di tornare a scuola. Noi, se le accuse (peculato e falso) verranno provate, ci auguriamo che il prof. Nicolò Scialfa non torni nemmeno a scuola. Perché la scuola ha bisogno di altri Maestri. La filosofia è una cosa seria.
Elio Domeniconi