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Ordine dei giornalisti: 60 anni di informazione e garanzia di libertà e democrazia

Il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli e il ministro Carlo Nordio. Nel riquadro, Dino Frambati

Che orgoglio aver partecipato, da consigliere nazionale, presso la Biblioteca Centrale Nazionale di Roma, alla celebrazione del 60esimo compleanno dell’Ordine dei giornalisti.

Un grande evento, intitolato “Il giornalismo alla sfida del futuro”, presentato con cuore e passione dalla collega Elisabetta Cosci e avviato con un video emozionante sulla storia dell’Ordine, sulla sua nascita, sui suoi precedenti storici, fino ad affondarne la radici nel faticoso e sofferto inizio del secolo scorso.

Ma soprattutto aperto da un messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha sottolineato come l’informazione “gode di esplicita tutela costituzionale”. In base a quell’articolo 21 della nostra Costituzione.

“Tutti – ha affermato il Capo dello Stato - hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, significa che questo riguarda ogni cittadino, sottolinea il valore della stampa come mezzo, e non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Ha quindi lanciato un messaggio forte contro aggressioni e intimidazioni verso i giornalisti, “intollerabili per la Repubblica” ed ha ricordato come “i giornalisti hanno una responsabilità enorme”.

Concreto, a tutto campo e dimostrazione di come l’Ordine intenda essere protagonista ed esercitare con coscienza, deontologia e precisione il ruolo fondamentale dell’informazione, base della democrazia e del pensiero libero, l’intervento del presidente Odg Carlo Bartoli, che ha anche letto, ad uno ad uno, i nomi dei “31 colleghi che hanno pagato con la vita il loro impegno per raccontare verità nascoste o scomode”.

“L’Italia – ha detto Bartoli - detiene un triste primato in Europa. Sono 22 i giornalisti che per poter lavorare sono costretti a vivere sotto scorta”. Ed ha quindi stigmatizzato altre minacce alla professione, querele bavaglio precarietà; la battaglia contro la disinformazione online e l’uso delle intercettazioni.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha esaltato il ruolo dell’Ordine e dei giornalisti, affermando come “se un giornalista pubblica una notizia riservata su un’indagine giudiziaria la colpa non è del giornalista che non va incriminato né censurato. La colpa è di chi consente la diffusione di queste notizie e non vigila abbastanza”.

Dotto e articolato l’intervento dell’ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick: “le intercettazioni siano indispensabili, sono consapevole che nessun cronista sia insensibile di fronte alla possibilità di ottenerle, sono preoccupato per il loro abuso”.
Mentre il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, ha proposto di “scrivere insieme delle regole che oggi possano aprire un nuovo capitolo nei rapporti tra cittadino, informazione e giustizia”.

Gli ha fatto eco Alberto Barachini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, assicurando “contributi diretti e indiretti con la revisione dei contratti per l’attribuzione dei servizi alle agenzie di stampa”.

Da rilevare poi l’intervento appassionato dell’inviato di Avvenire Nello Scavo, una sorta di icona di inchieste coraggiose e persino illuminanti, sotto scorta per minacce di trafficanti libici.

Toccante l’intervento di Sara Lucaroni, free-lance, che ha posto in evidenza come il giornalismo è passione tale da superare le ingiustizie di scarsi pagamenti, difficoltà varie, tra le quali la solitudine in cui, spesso, si trova il giornalista. O accorato come quello di Andrea Luchetta, figlio di Marco, ucciso in Bosnia nel 1994.

Dino Frambati

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